Seconda giornata iniziata al fresco (7°C). L'acquisto del nuovo sacco a
pelo da tre stagioni si è rivelata azzeccata. Ho dovuto rinunciare al
materassino gonfiabile per via del maggiore ingombro, ma ne è valsa la pena.
Per il resto nottata tranquilla, un silenzio a tratti inquietante, chi vive in
città non è abituato a tanta pace. Ho raggiunto Jaén intorno a
mezzogiorno dopo avere disceso la Cañada de la Hazadilla lungo una
vallata maestuosa. Pareti rocciose a strapiombo, sorgenti freschissime,
castelli arroccati su picchi altissimi...
 |
| Sveglia all'alba tra gli ulivi |
 |
| Una tranquilla stradina di montagna |
 |
| Spunta il sole ma la temperatura è ancora bassa |
 |
| I ruderi di vecchie case rurali |
 |
| Sono solo sulla pista |
 |
| Area attrezzata in mezzo al bosco, e finalmente acqua fresca! |
 |
| La vallata del Río Quiebrajano |
 |
| La strada segue il fiume in direzione di Jaén |
 |
| Le imponenti montagne e il castello di Otíñar a guardia della vallata |
 |
| La strada risale verso l'uscita dalla gola |
 |
| Uno sguardo alle spalle |
 |
| E laggiù, la pianura |
 |
| Ecco di nuovo gli ulivi e Jaén in lontananza |
 |
| Breve salita su sterrato per entrare in città evitando la statale |
 |
| L'antica porta di San Lorenzo |
La città è un dedalo di viuzze su un pendio a tratti anche molto ripido, ma
dopo qualche strappetto e un paio di vie contromano mi si è aperta davanti la
piazza della cattedrale, edificio imponente e apparentemente sproporzionato
per una cittadina non troppo grande come Jaén.
 |
| La Catedral de la Asunción |
 |
| Murales interattivo |
 |
| Vista panoramica di Jaén dal mirador del Tambor |
 |
| Un selfie con Charles, studente di Taiwan appena arrivato in città |
Da qui ho finalmente iniziato la Via Verde del Aceite, vecchia ferrovia dismessa che fino a un po' di anni fa portava il frutto di
queste terre: l'olio d'oliva.
 |
| Punto d'inizio della Via Verde del Aceite |
 |
| Virtudes riposa all'ombra durante la pausa pranzo |
 |
| L'ingresso a Torredelcampo |
Il paesaggio lo conferma: distese infinite di ulivi in tutte le direzioni, e
da un certo punto in poi alla vista si unisce l'olfatto, con l'odore pungente
dell' alpechín, un residuo della lavorazione dell'olio. Tra i paesi
sfiorati dalla ferrovia ho scelto di fare un giro a
Torredelcampo e Martos, arrampicandomi a pedalate fino al
castello.
 |
| Salita ripidissima verso il castello di Martos |
 |
| "Casas adosadas" nella parte alta del paese |
 |
| Discesa altrettanto ripida per tornare sulla vecchia ferrovia |
 |
| La vecchia stazione di Martos, ormai inglobata dai nuovi edifici |
 |
| Ulivi, ulivi, ulivi |
 |
| Scende il sole, cerchiamo un posto per la notte... |
Poi sono andato alla ricerca di un posto discreto in cui montare la tenda (c'è
solo l'imbarazzo della scelta).
 |
| È bassa stagione, sulla pista non c'è quasi nessuno |
 |
| Vecchi edifici ferroviari restaurati ma non usufruibili |
 |
| Il ponte medievale sul fiume Víboras visto dal viadotto della ferrovia |
 |
| Una vecchia cava abbandonata |
 |
| Il posto non mi convince per accampare, cercherò tra gli ulivi |
Oggi sento in lontananza il rumore dell'autostrada e qualche cane che abbaia,
ma non penso che avrò problemi a prendere sonno. Anzi, ho già la palpebra
sbilenca. A domani!
 |
| Ecco, qua mi sembra carino e sono fuori vista |
 |
| Giusto in tempo, la seconda giornata finisce qua |
 |
| Campo base |
 |
| La prima stella della sera |
Lascia un commento